BROCELIANDE

Un nome melodioso per una terra immersa nel verde, dove ogni albero, ogni specchio d’acqua ed ogni pietra raccontano di amori e di incantesimi. Dove Merlino, ormai un vecchio dalla barba bianca, incontrò la bella e dolce Vivian, se ne innamorò e rinunciò ai suoi poteri per la fanciulla dai capelli neri e dagli occhi grigi, trasparenti come le acque della Fontana di Barenton, presso la quale egli la vide per la prima volta.

LA VERA STORIA DI MAGO MERLINO

Entrare nella foresta di Brocéliande, in Bretagna, o meglio in quello che ne rimane, ossia la foresta di Paimpont, è come penetrare in un sogno. Il bosco delle fate e dei miraggi, che in un passato apparentemente lontano fu sacro ai Celti, custodisce le avventure dei Cavalieri della Tavola Rotonda e di altre antiche leggende bretoni. È l’etimologia stessa del suo nome, del resto, a chiarire che questo è un luogo diverso da qualsiasi altro. Esso deriva da broc, ponte, eli, Dio, e ana, l’anima della terra: è un ponte fra cielo e terra, dunque, Brocéliande. Per i Celti il nome Brokéliande significava “Terra del Grande Tempio”. E che si tratti di un tempio da incutere rispetto nel calpestarlo, non vi sono dubbi.

Chiunque attraversi questi luoghi benedetti da Dio, anche senza avere grandi doti spirituali, sente la sua anima toccata da una nota che non sentiva da tempo, l’antico diventa attuale. Un tempo, fra le sue rocce rosse e ferruginose che hanno la virtù di influire beneficamente sulla psiche umana crescevano alberi che una leggenda medievale definiva «uomini vegetali». Provate a guardare gli alberi di questa foresta e vi accorgerete che non è una leggenda. In questa foresta a meno di dieci chilometri a sud-ovest di Rennes, re Artù ingiunse ai propri Cavalieri di trovare il Santo Graal – il calice da cui Gesù aveva bevuto nel corso dell’Ultima Cena e nel quale Giuseppe di Arimatea aveva poi raccolto il suo sangue, – che si diceva fosse nascosto da qualche parte in Bretagna. Ma Brocéliande è stata anche il palcoscenico di altre avventure appassionanti, come quella che ha per protagonista il Mago Merlino, il quale non è solo un eroe immaginario, ma fu, proprio come re Artù, un uomo in carne ed ossa, che nel fitto della foresta di Brocéliande soleva beneficiare della sue magie. La storia narra che Merlino si trovava un giorno a Benoico, dove era andato per avvisare la Corte, che re Claudas della Terra Deserta stava per aggredire il regno. 

 

Al ritorno, attraversando Brocéliande, si imbatté nella Fontaine de Barenton, la Sorgente delle Fate. Accanto ad essa c’era una bellissima dodicenne, del quale si innamorò: era Viviana, la Dama del Lago. Fra loro sbocciò l’amore e Merlino gli promise che le avrebbe svelato i segreti di ogni suo incantesimo, tranne uno. Per darle un saggio del proprio potere, tracciò un cerchio sulla terra: ne sgorgarono dame, cavalieri, un castello e un’infinità di fiori. La giovane ne rimase affascinata. Merlino cominciò così a fare la spola tra la Bretagna e l’Inghilterra, e nel corso dei frequenti soggiorni a Brocéliande rendeva Viviana partecipe di ogni suo segreto. Nel giorno in cui Merlino si accorse che non c’era più un Re (Artù) degno di questo di nome da servire, decise di rivelare l’ultimo segreto incantesimo alla Dama del Lago. Con grande dolore, ma obbedendo al grande incantatore, la giovane, che amava immensamente Merlino (lo aveva anche ringiovanito con l’acqua della Fontana della Giovinezza), dopo aver tracciato intorno a lui nove cerchi magici, intangibili quanto l’aria ma duri come la roccia, lo fece per sempre prigioniero, facendo in modo di risultare lei stessa prigioniera con lui. Più tardi, parlando con Galvano, il cavaliere che lo ritrovò, il Mago riassunse così la sua storia: «Ero il più saggio tra i viventi, ma ho amato gli altri più di me stesso».  Ancora oggi l’acqua della Sorgente delle Fate, che vide gli amori tra Merlino e Viviana, lascia salire in superficie alcune bollicine a saluto di chi passa. Una leggenda dice che basta toccare quest’acqua per scatenare una tempesta; e si sostiene che essa curi la psiche: per questo motivo un tempo veniva data ai malati di mente. Viviana (dal celtico nwywre, essenza della materia), anima della foresta di Brocéliande, era nata nella vicina Comper, nel castello di Concoret, che sorge nei pressi di un lago detto Lago di Diana. Secondo la leggenda, su questo specchio d’acqua Merlino fece costruire per l’amata una cittadella di cristallo, un palazzo doppio, simmetrico come se si fosse riflesso in uno specchio. La fortezza di Comper ospita il «Centro dell’immaginario arturiano», dove si possono conoscere tutti i segreti di re Artù e dei suoi Cavalieri.

 

Altro luogo simbolo della leggenda di Merlino è, infine, la «Valle senza ritorno», che si stende da Tréhorenteuc a Ploërmel: la chiesa detta del Graal propone una stupefacente sintesi tra Cristianesimo, religione dei druidi e mito di re Artù. In questa valle abitava l’inquietante fata Morgana, sorella o nipote di re Artù e nemica acerrima del Mago. Il suo nome derivava da morrigu, donna sirena o regina delle sirene, divenuta essere malefico dopo un tradimento, ma anche dea del mattino. La maga, le cui doti soprannaturali erano pari a quelle di Viviana, era solita imprigionare qui gli amanti infedeli. Donna dalle innumerevoli relazioni amorose, Morgana si era innamorata di un cavaliere, credendo di essere ricambiata; ma quando l’aveva scoperto tra le braccia di un’altra donna, da fata benefica, dispensatrice di unguenti salvifici, si era trasformata in una furia vendicatrice. Giurato eterno odio al genere umano, da quel momento aveva dedicato la sua vita a preparare pozioni malefiche. E un incantesimo si era impossessato del luogo: qualsiasi cavaliere infedele in amore che vi si fosse inoltrato, non ne sarebbe più uscito. Questa tremenda sorte ne colpì ben 253. Finchè arrivò Sir Lancillotto che ruppe l’incantesimo e sconfisse Morgana. Ma altre leggende e narrazioni si sono svolte in Bretagna: prima i Signori di Venere, poi i Celti; queste, si mischiarono con il Cristianesimo che qui, a differenza con altri luoghi, non riuscì a debellare le antiche tradizioni. Potè soltanto sopravvivere affiancandosi e cercando di completare le suddette. Questo aprì la strada ai veri religiosi di quel tempo: “i custodi del sacro tempio” meglio conosciuti come “Templari”. In queste terre, non controllate così fermamente dalla Chiesa che li sterminò, i “Custodi del Tempio” furono abbastanza liberi da costruire templi senza nasconderli all’interno delle cattedrali. L’esempio più bello è il tempio di Lanleff, che è rimasto tale e quale, senza sovrastrutture cristiane e costruito sulla falsariga del tempio di Salomone (con le dovute proporzioni). Ci sarebbe da scrivere ancora molto, ma per il momento vi rimandiamo alla visione dei filmati e delle foto di questo meraviglioso viaggio.