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Rudolf
Steiner descrive nella sua autobiografia come, durante questo
periodo, il destino gli donasse ciò di cui aveva bisogno per il
suo sviluppo. Egli era in grado di eseguire spontaneamente, per
impulso proprio, quanto la vita gli richiedeva.
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1. L'infanzia
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Rudolf
Steiner, figlio di un impiegato delle Ferrovie Meridionali
Austriache, nacque il 27 febbraio 1861 a Kraljevec, presso la
frontiera austro-ungarica. Nonostante molti trasferimenti, I'ambiente
immediato della sua infanzia rimase sempre lo stesso: I'edificio
di una stazione con i relativi binari. La paga del padre era
bassa, e i bambini dovevano contribuire al mantenimento della
famiglia aiutando nelle faccende domestiche, nei lavori di
giardinaggio, e sul campo di patate. Il piccolo Rudolf partecipava
attivamente anche alla vita della stazione. Imparò presto a
telegrafare. Crebbe così in un ambiente che stimolava alla
prontezza e all'abilita nella vita pratica. I dintorni erano ameni
e nello stesso tempo maestosi: prati e boschi nelle vicinanze, e
in lontananza le cime nevose delle Alpi. I rapporti giornalieri
con i semplici e bonari abitanti del luogo, il crescere immediato
in un vigoroso dialetto ed il vivere intensamente la vita della
natura nei ritmi dei giorni e delle stagioni, contribuì a
risvegliare nel fanciullo una forte anima e un'attiva ricettività
interiore.
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2.
L'esperienza decisiva
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Steiner
aveva circa sette anni, quando, come lui stesso racconterà più
tardi, ebbe una esperienza decisiva. Gli si avvicinarono le prime
sottili impressioni di un mondo che non è quello terreno, che però
si può «udire» e «vedere» anche se con occhi ed orecchi
diversi da quelli «fisici». Da questo momento in poi il
fanciullo fu a contatto non soltanto con gli alberi e le pietre,
ma anche con gli esseri spirituali celati dietro ad essi, che a
lui si rivelavano, non su un piano fisico, ma in uno «spazio
animico interiore». Il piccolo sentiva che simili cose non
sarebbero state comprese dal suo ambiente e seppe non farne parola
ad alcuno.
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3. A
scuola
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Rudolf
Steiner trascorre quasi trasognato i primi anni di scuola, mentre
le lezioni lo interessano appena.
Il padre ha l'idea fissa che il figlio debba diventare ingegnere
ferroviario, e, a questo fine, lo invierà alla «Realschule»
(Scuola Tecnica) di Wiener Neustadt, dove il ragazzo verrà
accettato soprattutto grazie alle sue doti di disegnatore. Riceverà
così una istruzione di carattere eminentemente scientifico.
Un suo primo risveglio intellettuale avvenne quando, nella
relazione annuale della scuola, trovò un articolo su atomi e
molecole.
Per comprendere questo articolo dovette leggere altre
pubblicazioni scientifiche e, col dare lezioni private ai compagni
di scuola, ebbe modo di rifarsi di tutto quello che aveva perduto
durante i primi anni. Divenne presto il migliore allievo, cioè
quello che sulla pagella riportava sempre i voti migliori.
A 14 anni, approfittando del poco tempo libero a disposizione,
cominciò a studiare fervidamente filosofia (Steiner stesso
scriverà più tardi di aver letto certe pagine della «Critica
della ragione pura» di Kant per più di venti volte). Però, che
gli rimase sempre difficile assimilare certe cose della vita
esteriore, lo dimostra anche il fatto che la sua ortografia,
nonostante l'età, era ancora molto imperfetta. Al contrario, lo
sviluppo dei temi gli riusciva talmente facile che scriveva sempre
per alcuni dei suoi compagni prima di pensare al suo proprio
compito.
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4. Estate
1879 - l'esame
di maturità
5.
Importanti incontri
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Nell'estate
1879, superò l'esame di maturità con lode.
Steiner non aveva ancora potuto parlare apertamente delle sue
esperienze nel mondo spirituale fino a quando, nello stesso anno,
fece la conoscenza di un semplice erborista. La devota, ingenua e
profonda saggezza naturale che viveva in quell'uomo, permise a
Steiner di scorgere una conoscenza spirituale istintiva, che aveva
continuato a vivere nel silenzio attraverso secoli senza essere
stata sfiorata dalla civiltà moderna.
«Con lui era possibile parlare del mondo spirituale come con
qualcuno che ne aveva diretta esperienza». Rudolf Steiner scrive
che, tramite lui, conobbe quel «maestro spirituale» sconosciuto
dal mondo: un uomo di semplice professione che gli dette profondi
impulsi per la sua vita, tra cui anche quello di penetrare a fondo
la mentalità materialistico-scientifica del tempo.
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6.
Autunno 1879 - studente all'Istituto Tecnico Superiore di Vienna
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Nell'autunno
1879 Steiner si iscrive all'lstituto Tecnico Superiore di Vienna
dove studierà, fra l'altro, biologia, chimica e fisica.
Specialmente quest'ultima materia influenzerà profondamente la
sua evoluzione interiore, e, nello stesso tempo, lo porrà di
fronte a difficili enigmi.
Allora non esisteva ancora la fisica atomica, ma era già stato
adottato il metodo di osservazione che in essa avrebbe sfociato. I
fisici consideravano come naturale che il mondo esteriore fisico,
in fondo, altro non fosse che il risultato dei movimenti di
particelle infinitamente piccole.
Rudolf Steiner si gettò in questa concezione del mondo
completamento scevro di pregiudizi; e questo procuro al suo
pensiero enormi difficoltà, poiché tale concezione del mondo era
in grado di spiegare tutto senza l'aiuto di alcunché di «soprasensibile».
Ma l'azione di forze soprasensibili, specialmente nel campo della
vita organica, era per lui un dato di fatto che gli veniva
continuamente riconfermato attraverso l'osservazione empirica.
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7. Studi
goethiani
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Steiner
non riusciva a trovare un ponte tra le scienze naturali, come
venivano insegnate nelle università, e la visione spirituale che
sperimentava nell'intimo della sua anima. Attraverso Karl Julius
Schröer, suo professore di storia della letteratura, ebbe
occasione di conoscere, per la prima volta, Goethe come poeta.
Grazie ai precedenti studi di ottica, botanica e anatomia,
effettuati durante il tempo libero, arrivò anche a «scoprire»
Goethe come scienziato. A poco a poco crebbe in lui la convinzione
che la scienza moderna, negatrice dello spirito, può solamente
afferrare ciò che nella natura è morto; mai l'elemento vitale.
Egli vide anche come Goethe, nei suoi scritti scientifici, avesse
mostrato una via all'indagine dell'organico e quindi anche un
ponte tra la natura e lo spirito. Avrebbe trattato volentieri un
qualsiasi argomento scientifico nel senso di Goethe. Ma la vita
gliene negava il tempo. Rudolf Steiner era un povero studente che
si doveva mantenere con lezioni private.
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8.
Collaborazione all'edizione nazionale delle opere scientifiche di
Goethe
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Nel 1885,
da parte del Prof. J. Kürschner, lo raggiunse l'invito a curare
l'edizione delle opere scientifiche di Goethe per la «Letteratura
Nazionale Tedesca». Era stato lo Schröer a raccomandare il
ventiduenne Steiner per questo vasto compito. L'invito offrì la
possibilità al giovane studente di approfondire notevolmente i
suoi studi scientifici. Tuttavia dovette proseguire nel suo lavoro
pedagogico per guadagnarsi da vivere.
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9. La sua
attività di educatore
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Nel 1884,
terminati gli studi, occupò un posto di educatore presso una
famiglia di commercianti viennesi.
Il suo
allievo, che era affetto da idrocefalia, aveva dieci anni, ed era
talmente ritardato nel suo sviluppo intellettuale che si dubitava
seriamente di poterlo educare.
Attraverso
un lavoro pieno di dedizione, Rudolf Steiner lo porto così avanti
che il ragazzo poté essere accettato al ginnasio, tra compagni
della sua stessa età. Diventò poi medico e cadde nella prima
guerra mondiale. Dopo aver portato a termine con successo questo
delicato e veramente difficile compito, che era durato sei anni,
Steiner fu in grado di porre le basi di quella antropologia
pratica che sempre di nuovo troveremo nella sua opera (quando ad
esempio, creerà una nuova pedagogia). Così racconta Rudolf
Steiner: «Allora feci i miei veri e propri studi di fisiologia e
di psicologia».
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SECONDO
PERIODO 1890-1896
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Durante
questi anni Rudolf Steiner scoprì che mai il mondo esterno
avrebbe potuto dargli quanto egli cercava dal più profondo dell'
anima. Dovette imparare attraverso sforzi interiori a raggiungere
in sé stesso l'armonia tra «volere» e «dovere». Il tempo
dell' infanzia e della giovinezza era ormai finito.
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1.
Collaborazione alla «Sophien-Ausgabe»
2. 1890,
trasferimento a Weimar
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Nel 1889
lo raggiunse l'invito a collaborare alla grande edizione delle
opere di Goethe allora appena iniziata (chiamata edizione della
Granduchessa Sofia). Sempre nel 1889, dopo una lunga visita per
stabilire le premesse del suo lavoro, si trasferì a Weimar come
collaboratore all'archivio goethiano, allora di recente
fondazione.
Per Rudolf Steiner cominciò cosi una nuova vita.
I continui, spesso profondi rapporti con poeti, filologi, artisti
ed altre personalità del mondo della cultura, accrebbero la sua
conoscenza degli uomini e di sé stesso. Diventò ancora più
consapevole della peculiarità della propria natura animica.
«Nei momenti in cui mi isolavo, sentivo sempre di più che solo
un mondo mi era familiare: quello spirituale che vedevo in me. Con
quel mondo potevo facilmente unirmi. Spesso mi dicevo, seguendo il
corso dei miei pensieri, quanto mi fosse stato difficile, durante
tutta la mia infanzia e la mia giovinezza, I'accesso al mondo
esteriore mediante i sensi».
Al contrario, l'attività del pensiero gli era facile; era quello
il suo vero e proprio elemento: «...Senza il minimo sforzo, ero
in grado di afferrare spiritualmente grandi connessioni
scientifiche...» All'archivio di Goethe, le sue non comuni
capacità di ricerca venivano incontestabilmente riconosciute.
Bisogna pensare alla sua superiorità nell'esperienza spirituale,
non ad una sua inferiorità in campo scientifico, quando Rudolf
Steiner, con modestia, confessa ne «La mia vita» le difficoltà
del proprio lavoro all'archivio: «Ho sempre durato molta fatica
ad imprimere nella memoria quei dati che è necessario conoscere
nell'ambito della scienza. Dovevo vedere più volte un oggetto per
ricordarmi il suo nome, a quale classe esso appartenesse, ecc.
ecc. Posso dire che il mondo dei sensi aveva per me carattere
d'ombra, di mere immagini che vedevo scorrere davanti alla mia
anima, mentre il mio rapporto con lo spirito aveva assolutamente
carattere di realtà».
Rudolf Steiner racconta come, in alcune parti, le sue edizioni
dovessero lasciar intravedere questo fatto. Afferma energicamente
che se le sue edizioni erano diverse da quelle dei colleghi, ciò
dipendeva dal fatto che egli le voleva diverse.
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TERZO
PERIODO 1897-1902
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Dopo la
partenza da Weimar, Rudolf Steiner entrò nel periodo più
difficile della sua vita. «Le forze che determinavano il mio
destino esteriore non potevano più, come prima, formare una unità
con le direttive interiori che risultavano dalle mie esperienze
nel mondo spirituale». Le sue aspirazioni cozzavano violentemente
contro quanto gli veniva incontro dal mondo esteriore. Negli
ultimi anni del secolo incontrerà queste due forze come potenze
nemiche. Questo conflitto minacciò seriamente la sua esistenza,
sia esteriore che interiore.
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1. Si
deve ammutolire?
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Nel corso
degli anni novanta Rudolf Steiner ebbe un'esperienza
caratteristica per la sua nuova situazione. Un fisico molto
conosciuto, che coltivava un grande interesse per la concezione
goethiana della natura, gli disse durante una conversazione: «L'idea
che Goethe ha dei colori è tale che la fisica non sa che farsene».
Steiner racconta che alla fine della conversazione «ammutolì».
Allora dovette dirsi spesso che, quanto per lui era Verità, «è
tale che il pensiero attuale &endash; non sa che farsene&endash;».
«Si deve ammutolire?»
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2.
Berlino 1897
3.
Difficoltà
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Rudolf
Steiner decise «di dire tutto ciò che fosse possibile dire». Fu
così che, nell'estate del 1897, si stabilì a Berlino quale
editore del «Magazin für Literatur». Il «Magazin» era una
nota rivista letteraria; ma presto gli causò grandi fastidi. Gli
abbonati erano poco numerosi. Per cercare di aumentarne la
cerchia, bisognava imporsi un'attività utile a quel fine. E
Steiner si inserì nella «Libera Società di Letteratura». Così,
da scrittore e da conferenziere, entrò in relazione con giovani
scrittori tedeschi, che si riunivano intorno a personalità ben
conosciute, come Otto E. Hartleben, Frank Wedekind e Paul
Scheerbarth. La collaborazione con costoro gli fu difficile. A
quegli artisti di particolarissima natura, spesso bizzarra, dava
l'impressione di essere un estraneo. Hartleben, che divideva con
lui la direzione del «Magazin», moltiplicava le difficoltà per
le irregolarità del suo lavoro.
Steiner scriveva tutto ciò che stimava necessario sugli eventi
del tempo, a cui si dedicava intensamente.
Ma dalla rivista, che non prosperava, non ricavava di che vivere.
E non era possibile fare niente per divulgarla.
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4. La
prova dell'anima
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Ai disagi
materiali si unirono per di più quelle esperienze interiori che
da Rudolf Steiner ne «La mia vita» furono definite «la prova
dell'anima» e descritte con commovente efficacia.
Fin da fanciullo sentì come suo compito il conoscere a fondo il
pensiero scientifico-materialista, per poterlo trasformare «dal
di dentro». Verso la fine del secolo vide quanto mai chiaramente
che l'attività del pensare, se viene sperimentata nel
soprasensibile, non è un astratto gioco di concetti, ma un vero
rapporto con una vivente essenzialità.
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5. La via
di Rudolf Steiner alla conoscenza del Cristo
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Fu in
quell'epoca che Steiner incontrò nel mondo dello spirito quelle
potenze demoniache che dalla conoscenza della natura non vogliono
portare alla visione dello spirito, ma fanno del pensiero un
meccanismo. «Per quelle entità è assolutamente vero che il
mondo è una macchina». Rudolf Steiner caratterizzerà più tardi
questi esseri come arimanici, come servitori di Arimane.
Doveva ora condurre in piena consapevolezza una dura lotta
interiore: «Dovetti salvare la mia vista spirituale tra le
tempeste che si svolsero nella mia anima». «Durante tali prove,
riuscii ad andare avanti solo evocando in me, con la mia vista
interiore, lo sviluppo del cristianesimo». Rudolf Steiner indica
con queste parole l'avvenimento più importante della sua vita.
Da fanciullo, Steiner aveva servito la Messa nella chiesa del
villaggio. Il culto cattolico fu per lui una profonda esperienza.
Ma la sua infantile devozione non aveva nulla di confessionale. Il
catechismo non ebbe presa sulla sua anima. Il padre era un «libero
pensatore» e non si diede cura di fargli fare la prima comunione.
Negli ultimi anni dell'Ottocento, la grande sete di conoscenza
diresse Steiner verso alcune concezioni che non erano quelle delle
confessioni religiose, il cui insegnamento ufficiale «concerne un
mondo dell'aldilà che l'uomo non può raggiungere sviluppando le
proprie forze spirituali. Ciò che la religione insegna, ciò che
essa dà come legge morale, proviene da rivelazioni esterne
all'uomo. A questo si opponeva la mia concezione dello spirito con
l'affermazione che il mondo spirituale è altrettanto percepibile
quanto il mondo che si manifesta ai sensi. E vi si opponeva anche
il mio principio di individualismo etico, per cui la morale non va
ricevuta dall'esterno, sotto forma di legge, ma deriva dallo
sviluppo dell'entità animico-spirituale dell'uomo, in cui vive un
elemento divino». «Non riuscii a trovare il cristianesimo che
cercavo in nessuna delle confessioni esistenti. Così che, dopo
dure lotte animiche, dovetti immergermi io stesso nel
cristianesimo, e precisamente in quel mondo soprasensibile, nel
quale lo spirito stesso ne parla.»
E trovò ciò che cercava.
La via di Rudolf Steiner verso la conoscenza del Cristo, lo guidò
verso quella travolgente esperienza a cui accenna, con semplici e
modeste parole, nella sua autobiografia: «L'essermi trovato
davanti al Mistero del Golgota in un solenne momento di conoscenza
interiore fu l'avvenimento più importante per l'evoluzione della
mia anima». Diversi anni più tardi, quando dovette sopportare
altre difficili prove, tra cui anche la distruzione del Goetheanum,
parlò di quegli anni tra il 1897 e il 1900, come dell'epoca in
cui visse la sua «prova più cruciale». Si può anche definire
questa sua esperienza con una frase, che poi ritroveremo in uno
dei suoi drammi-mistero: aveva attraversato la «porta
dell'iniziazione». Sia i documenti storici che l'indagine
spirituale dello stesso Steiner, testimoniano che simili
esperienze interiori corrispondono a quanto veniva sperimentato
nei centri di misteri precristiani. Il neofita doveva prepararsi
all'iniziazione attraverso una vita meditativa e cerimonie
religiose che si svolgevano in luoghi tranquilli, nella pace
raccolta di un tempio. Il vero e proprio atto iniziatico era un
rito che avveniva nel più rigoroso distacco dal mondo esteriore.
La preparazione di Rudolf Steiner ebbe luogo fra gravi disagi
materiali, estenuanti occupazioni professionali, relazioni umane
difficili, nel trambusto di una immensa città moderna.
Impegnato in una durissima lotta per la vita, doveva edificare in
se stesso il tempio nel cui silenzio si svolgevano drammi di cui
comunemente non si ha alcuna idea. La sua via evolutiva rispondeva
completamente alle esigenze e alle condizioni della nostra epoca.
Alla fine del settembre 1900 poté far passare la sua rivista in
altre mani. E diede inizio ad una libera attività di scrittore e
conferenziere.
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