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Giapeto sceglie come sua sposa la figlia di suo fratello Oceano: Climene, il cui nome originale Klumenh vuol dire “Fama e Infamia” (che notoriamente si spandono tramite la voce…). Ella (prima di unirsi anche a Elio, il Dio del Sole) diede all’anziano Titano quattro figli, ciascuno dei quali esprimeva una caratteristica differente della Voce o del Pensiero: Atlante (la Voce audace), Menezio (la Voce adirata), Epimeteo (il non previdente, ovvero “Colui che pensa dopo”) e Prometeo (il previdente, “Colui che pensa prima”). Alcune tradizioni riportano il fatto che Zeus avesse affidato a Prometeo il compito di plasmare la razza umana dal fango, e che Atena –Dea della Sapienza- avesse soffiato su essi con il suo soffio (pneuma) per portarli in vita (vi ricorda nulla?...). Ma tutto questo non appare nel nostro testo di riferimento, la Teogonia di Esiodo, dove Prometeo assume le vesti non di creatore, bensì di benefattore della razza umana. E’ proprio per gli uomini che Prometeo sceglie di ingannare Zeus Una prima volta a Mecone, durante un solenne sacrificio; egli aveva diviso un bue sacrificale in due parti: in una parte aveva messo sotto la pelle la carne e le viscere che aveva ricoperto con il ventre dell’animale; nell’altra parte aveva disposto le ossa spolpate sotto il grasso bianco. Poi aveva detto a Zeus di scegliere la sua parte; la rimanente sarebbe toccata agli uomini. Zeus scelse il grasso bianco, e, quando scoprì che non nascondeva che ossa, fu invaso da un grande rancore contro Prometeo e contro i mortali che erano stati favoriti da quell’inganno. Per punirli decise di non inviare più loro il fuoco. Scrive Esiodo: «Così disse Zeus irato, che sa di umani pensieri, e da allora d’inganno memore sempre non concesse più ai legni la forza del fuoco indefesso per gli uomini mortali che sulla terra hanno dimora.» (Esiodo, 1988, 561-565). Prometeo dimostra allora di avere profondamente a cuore la razza umana decidendo di riportare il Fuoco sulla Terra, strappandolo ai Cieli. Sul come Prometeo riuscì a rubare il Fuoco esistono due versioni principali: la prima narra che sottrasse semi di fuoco «alla ruota del sole» e li portò sulla terra nascosti in un gambo di ferola; l’altra tradizione vuole che abbia sottratto questo fuoco alla fucina d’Efesto. Ciò che è certo è che Zeus non rimase indifferente al furto e per questo punì i mortali e il loro benefattore. Contro i primi pensò di mandare una creatura modellata espressamente, Pandora (che andrà sposa ad Epimeteo), mentre incatenò Prometeo sul Caucaso con lacci d’acciaio e inviò un’aquila, nata da Echidna (la «vipera») e da Tifone (un gigante dal busto d’uomo e con due enormi vipere al posto delle gambe), che doveva divorargli il fegato ogni giorno, poiché di notte ricresceva, giurando sullo Stige di non staccarlo mai dalla roccia. Prometeo, infatti, aveva capacità d’indovino. Fu lui ad indicare ad Eracle il modo di procurarsi i pomi d’oro, insegnandogli che soltanto Atlante avrebbe potuto coglierli nel giardino delle Esperidi. Egli consigliò anche, al figlio Deucalione, il modo di salvarsi dal grande diluvio che Zeus meditava per annientare la stirpe umana e che egli aveva saputo prevedere (corsi e ricorsi dei miti…). (commenti
a cura di Porfirio Squadrone) Egli è infatti “cugino” di Zeus, divinità del Cielo luminoso ma anche del Fulmine (Cielo in duplice aspetto di strumento per illuminare e di ente distruttore); ma è anche figlio di Giapeto, generato a sua volta dall’unione di Urano e Gea (Cielo e Terra). Prometeo rappresenta poi il vero e più alto Servizio. Non curandosi dell’ira di Zeus, con la propria astuzia e con i propri mezzi, per Carità (o Amore) per gli uomini, rinuncia a sedere nel Pantheon rubando dall’Olimpo (possibile rappresentazione allegorica del Piano Causale) il Fuoco e portandolo sulla Terra (piano Fisico). Da quest’analisi la figura di Prometeo appare accostabile -senza timore di dire eresie- a quella del Cristo che si sacrifica sia scendendo in incarnazione e sia accettando l’agonia sulla Croce (composta da un’asse orizzontale che potrebbe simboleggiare la Terra, e da una verticale rappresentante il Cielo), ponendosi così in figura di tramite tra piani Superi e Inferi e come Redentore del genere umano.
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