indietro
 

La magia dell'immagine

Abraxa

 

In un essere divenuto vivente la mente non è più « pensiero ». È attività che determina per immagini istantanee. Con immagini il mago crea, distrugge e trasforma nella materia dei sentimenti e delle sensazioni in sé; con immagini agisce sul proprio organismo; con immagini opera sugli altri. All'atto materiale e alla «volontà» degli uomini egli sostituisce la forza dell'immagine.

Ma a tanto è anzitutto necessario destarsi alla rapidità senza tempo nel sentire, nel concepire, nell'arrestare, nell'intervenire. Ciò che la coscienza comune tarda inerte ottusa giunge di solito a percepire è lentezza sonnambolica. Gli atti le sfuggono -essa apre gli occhi solo quando vi è già il «precipitato» del fatto {la cosa, la sensazione, il movimento materiale), e cosI ombra di fenomeno è ciò che essa percepisce, un mondo di conoscenza-constatazione, non di azione (magia).

In questo senso comprendi come esteriorità di fenomeno, e lunarità, lo stesso mondo che tu chiami «interiore »; così l'immagine tu non la conosci e vivi quale azione, ma quale immagine: l'atto suo è troppo rapido, e tu non vi sei presente. Semplice eco, essa dunque o «si presenta» da sé, o può essere soltanto «evocata ». Il rapporto creativo che per mezzo di essa ti farebbe agire dal profondo (imago = imo ago), non lo conosci.

Per accogliere e percepire questa rapidità di ciò che non è ancora «fisico », la mente deve riuscire a svincolarsi dall'organo del cervello. Tu ritrovi dunque per condizione la traslazione dalla testa nel «cuore », di cui in precedenza ti è stato già detto. Questo è anche il « bagno» che discioglie e libera l'« Oro », traendone l'ermete alato -simbolo, fra l'altro, appunto di rapidità, che corrisponde a quello dell'antilope riferito, nell'esoterismo indù, al «centro» sottile del cuore.

Tu sai già che cotesta «discesa» conduce alla percezione del «sottile» e del «volatile ». Ma il «sottile» è la seconda dimensione in profondità della realtà -quella in cui essa non è più materia, esteriorità in spazio e tempo, pensiero discorsivo, ma attività, ritmo. Tu allora «rinasci indietro ». Non più stregato dallo spettacolo delle cose e delle idee, puoi staccarti e coglierle in sede presensoriale.

La volontà è sforzo; il desiderio è tendenza verso qualcosa che non si ha; la forza è un medio tra un fine e la realtà in cui essa cerca di tradursi vincendo una resistenza. Nell'immagine magica, invece, non vi è sforzo, né tendenza, né intervallo di compimento: è un agire che è un vedere, e un vedere che è un agire; l'ideazione è realizzazione ipso facto. Non ha futuro, è più rapida dell'antitesi, legge sua è l'È -il comando-presenza.

Con immagini tu, in primo luogo, puoi tener saldamente testa ai sentimenti e ai turbamenti che su te, lottante discepolo, scendessero. Se brama, paura, ira, sensazione, odio, voluttà si palesassero ad un tratto nel tuo animo, nel tuo sentire e nel tuo volere, balza indietro e fissa il sentimento in una immagine: agisci su questa, e l'atto mentale produrrà la trasformazione e l'annienta- mento nell'elemento corrispondente. Esempio (Majjhi- monikayo, XX):

«Come un giovane fiorente d'un tratto si accorgesse di tenere legata al collo la carogna di una serpe o una carogna di cane o una carogna umana e spaventato, raccapricciando e rabbrividendo, sùbito se la strappasse e la gettasse via ».

Il patema va prontamente congiunto all'immagine della carogna, e la mente realizza l'orrore, e il gesto di strapparla e lanciarla. L'atto mentale, quando si rafforzi in un atto materiale, dà luogo alla pratica rituale e simbolica, di cui ti dirò altra volta, benché tu ne possa intravvedere fin d'ora il senso. Nell'Africa settentrionale, per esempio, sui monti si trovano monticelli di pietre, considerati saturi di un potere malefico: sono stati creati da una materializzazione dell'atto mentale, con cui, fissato l'affanno dell'ascesa nell'immagine di una pietra, si scaglia via questa pietra stessa.

Un pensiero o immagine di negazione, sfiducia, distrazione, o che semplicemente tu non desideri, assumilo elasticamente, e realizza sùbito una mano che, come una scheggia conficcatasi bruscamente, lo estrae e lo getta.

E se l'elemento si è già introdotto e ha assorbito della tua forza: «come un uomo forte afferra pel capo o per le spalle uno più debole, lo piega, lo abbatte, lo tiene fermo sotto di sé ». Un dolore, un malessere, una stanchezza, fissati nell'immagine di un fiocco di neve che si scioglie al contatto con una massa di metallo arroventata a bianco. L'ombra di un fumo che, nel fuoco della mente, si disperde nel cielo puro, azzurro, tersissimo per un turbamento, un'inquietudine, un desiderio, una febbre mentale. La mente si fissa a mezzo dell'immagine di un pugno che stringa un piccolo animale, finché stia fermo, senza moto, inerte; ovvero di quella del tremolare e del successivo fermarsi, confitta, di una freccia scagliata contro una tavola; ovvero di quella di una sbarra di acciaio sempre presente che arresta ogni reazione; ovvero di una mano che sistematicamente prende e riconduce al suo posto, al centro, la mente instabile che corre via ad ogni sorgere di involontaria associazione di pensieri.

Per disciogliere l'animo, il cielo libero, l'aria, ovvero: «come lago profondo} limpido e chiaro} cosi si fanno sereni i sapienti» (Dhammapada) VI, 82) -o: «Tutti i desideri fluiscono in lui come le acque fluiscono nel gran mare che} di continuo riempito} pure rimane immutato» (Bhagavad-g2ta) II, 70) -o ancora: «Come una fiamma che splende immobile in un luogo senza vento» (ibid.) VI, 19). A quest'ultima immagine si può passare per trasformazione da quella di una fiamma ancora avvolta di fumo e mobile, in cui si fissa un eventuale stato iniziale turbato da modificazioni non ancora dominate. Su tutto questo, nota: in primo luogo, che è necessario arrestare il pensiero o sentimento al suo apparire. Va come colto a volo, prima che prenda terra nella tua anima e vi si diffonda. Previeni. Soffoca in germe. Fatti agile, làbile, pronto a distaccarti e a sottrarti. «Come un seme, che sfugge sotto la lesina ».

In secondo luogo, la pratica, in buona misura, ti riporta alla preparazione del Caduceo: lo stato emotivo fa da mercurio fluidico ~ che si fissa nell'immagine, la quale viene ignificata dall'atto mentale 0: cioè tutto dipende dall'amàlgama, tanto rapida quanto completa, del sentimento con l'immagine, e dall'attitudine attiva da conservare di fronte a quest'ultima, su cui, come un fascio di raggi solari raccolto nel fuoco di una lente, tutta la mente deve concentrarsi.

Nelle invocazioni teurgiche, le varie immagini, che esprimono gli attributi riferiti all'entità o divinità, vanno attuate nel senso fluidico di tutto il proprio essere. La mente passerà dall'una all'altra, in una serie di trasformazioni atte a produrre l'esaltazione necessaria affinché si crei la simpatia e la comunicazione.

Una immagine generale di potenza grande è quella di un corpo oscuro che si consuma e cade giù dando luogo ad un corpo fatto di luce radiante e di forza gloriosa. 'Questa immagine in realtà balena in tutti i momenti di sùbito, mortale pericolo, in un attimo troppo rapido perché la comune coscienza umana possa percepirla; ed essa risorge e ristora e trasfonde forza nell'organismo mentre esso si abbandona, e sprofonda nel sonno. Un'altra immagine è di grande potenza può stroncare forze avverse perfino nella corporeità: quella di uno scheletro gigantesco, bianco, fatto di folgori.

Se procedi in queste pratiche, sorgerà sempre più distinto in te il sapere, che i pensieri e i sentimenti non sono cose incorporee e «spirituali» fluttuanti per l'aria, ma quasi oggetti tangibili e in moto, che si possono maneggiare, spostare, proiettare, alterare, posare, caricare o scaricare, e che hanno ognuno una forma loro propria, la quale in certe condizioni può essere perfino veduta.

.Le immagini magiche possono essere inventate, ma tu comprenderai bene quanto più efficaci siano quelle che si avvicinano alle forme e ai segni reali degli stati che esse fissano. Chi vede, può dunque suggerire immagini che diano la leva più possente per la magia mentale; ed egli conosce anche simboli i quali, realizzati plasticamente nell'immaginazione, la improntano e informano cosi da avviare ad un contatto effettivo con le potenze che vi corrispondono. La lenta ascesa della Luna sull'orizzonte e il Sole che si leva disperdendo la nebbia della notte, ad esempio, sono due immagini-vie per la comunicazione con forze cosmiche, rispettivamente, di distruzione e di creazione. Il senso della Luce e quello del Fuoco, evocati nella concentrazione, propiziano l'esperienza di due aspetti del corpo sottile; e cosi via.

Avendo distanziato tutto ciò che nel sentire e nel volere è brama o avversione, simpatia o antipatia, mania di affermazione, attaccamento, egoismo e reattività istintiva, con l'animo fermo, calmo, raccolto, impassibile, il mago scorge con l'occhio sovrano in figure i sentimenti che scendessero su lui così come quelli di .chi da lui sia fissato. Su queste immagini, egli po-trebbe agire, direttamente: basta che la sua mente le assuma e le proietti trasformate, basta che il suo occhio con un vedere-comandare le muti in altre, perché in modo occulto e preciso si produca una congrua modificazione nell'anima dell'altra persona. Come pure, se vuole, egli può evocare in sé la figura di un dato sentimento, accenderla e saturarla col suo fluido; se poi, tenendo fissa la mente su di un'altra persona, attuando interiormente il gesto di un togliere da un luogo e posare in un altro, vede la figura in detta persona, nel cuore, in essa resterà trasfuso quello stesso sentimento o stato. Queste operazioni sono possibili anche quando non si sia giunti alla visione, con immagini non reali - cioè non corrispondenti a «segnature» -ma inventate, dato che abbiano tuttavia un potere suggestivo e analogico sufficiente, dato çhe si sappia ben fissare in esse l'elemento corrispondente e dato, infine, che l'azione non debba andare troppo in profondità per la presenza di resistenze molto energiche.

Infine, nella potenza sua più alta, l'immagine àgita, arde e provoca resurrezione nello stesso mondo delle cose di natura. La sostanza della natura è brama.

Nell’intelligenza e nella volontà cosciente la fine del movimento è un’idea, uno scopo, qualcosa che può essere ,ma che non è ancora: è una possibilità da realizzare. Ma il subentrare della brama porta identificazione, immedesimazione oscura, necessità. Essa accosta sempre più l'atto alla realizzazione a cui esso tende: la durata del movimento si contrae, la virtualità si confonde con la tendenza e la tendenza con l'azione. Col diminuire graduale dell'intervallo che separa il movimento e il suo scopo, l'idea non si distingue più, si confonde, si precipita nell'atto e nell'oggetto: prende sempre piu la forma dell'essere, diviene l'essere stesso, Niente separa più l'agente e l'azione, l'ideale e il reale, il soggetto e l'oggetto, e questa intelligenza che si sprofonda tutta nel suo atto, che è tutta un conato cieco e diviene così istinto, meccanismo, automatismo, forza vibrata e convulsiva assorbita nei suoi oggetti tale è l'essenza profonda di ciò che ti appare come natura. Nella natura vige l'immedesimazione della fine col principio dell'atto, la degradazione della libertà in meccanicità; è la precipitazione di intelligenze elementari perdute tutte nella tendenza cieca a perseverare nell'atto stesso che le costituisce, nella sostanzialità delle loro «immagini », È così che, imprigionati nella materialità delle cose, dormono segni e simboli, abissali immagini di luce, gesti di potenza e di illuminazione che la legge della brama ha oscurati e crocifissi nella sfera del fato.

E la stessa contrazione e accelerazione per cui l'idea sciogliendosi dalla sfera della libertà si degrada in sensazione, istinto, natura, è la velocità senza tempo di atti che attraversano la tua mente senza che questa possa accorgersene e trattenerne la percezione; e per cui, dunque, la mente stessa non vede che fatti -cose, esseri già in forma di esteriorità, di ex-sistenza, -e movimenti materiali in serie: dei precipitati (nel senso chimico) del mondo sottile,

Ma quando tu sia giunto ad arrestare in te la sete, la brama, il tendere oscuro, il conato irrazionale che domina il profondo dell'essere tuo e adeguato te stesso alla rapidità magica nel concepire e nell'intervenire; allora tu potrai volgerti ad analoga realizzazione nella sfera della natura. Potrai arrestare nel tuo spirito gli atti degli enti prima che precipitino in forma di cose materiali e allora non ti apparirà più un mondo di materia, ma un mondo di immagini, e azione, non più passione, sarà il tuo conoscere. Nel tuo Si (amore, consenso) vivrai trasfigurante sotto specie di atti intellettuali le forze oscure degli enti. Nel tuo No (opposizione, dominio), proiettando la tua forza <::) nell'immagine che regge il corpo di brama dell'ente, creerai una trasformazione trascendentale che si tradurrà in un invisibile seguire il tuo comando da parte di ciò che nell'ordine della natura dipende da quell'ente. Poiché la tua consacrazione di Disciolto, Revulso, Sfuggito è un potere di libertà che si impone al demonismo, alla legge di necessità delle forze composte di brama, e le arresta.

Così via via che /isserai te stesso strappandoti dalle « Acque », crescerà la capacità tua di intercettare e trattenere al loro stato sottile le varie energie ed impressioni; e immagini corrispondenti scaturiranno naturalmente in te, al luogo della rappresentazione dei fenomeni riflessi e delle apparizioni ritratte dai sensi fisici. Dapprima, le immagini del tuo mondo interno psicologico -pensieri e sentimenti -e la tua stessa « figura ». Più profondamente, le immagini sepolte entro gli organi e le attività del tuo corpo. Più profondamente ancora, i segni dei regni, delle forze e delle influenze naturali e stellari, dei Dodici e dei Sette.

E se ti è dato di giungere fino all'adeptato, accadrà dunque che nulla pilI agirà su te direttamente e contingentemente. Tutto si presenterà in primo luogo nell'apparizione sùbita di una immagine che cerca di essere accolta e voluta: così la stanchezza, l'amore, la malattia, il sonno, e quanto gradualmente si desta e sorge dal regno sotterraneo dell'istinto e dell'automatismo fisiologico. E accadrà secondo legge di necessità solamente' ciò, dalle cui immagini ti lascerai sopraffare, ciò là cui immagine la tua mente non sappia sostenere in sé, per ridurvi in Sole la natura oscuramente demonica, la cieca spontaneità.