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La
vita elementare degli esseri tutti, senza eccezione,
è retta dal profondo da una Forza primordiale. La
natura di questa Forza è brama: un appetito che non
ha mai soddisfazione, un abbattersi che non conosce
termine, irresistibile necessità e cieco, selvaggio
volere. Divenire, trasformazione disordinata caotica,
incoercibile flusso -generazione-distruzione,
attrazione-repulsione, terrore-desiderio,
formazione-dissolvimento composte in una mescolanza
ignea senza riposo sono l'essenza di questa
primordiale cosmica natura. Come una meraviglia e come
uno spavento ne parlarono i Saggi. Così la
chiamarono: Fuoco universale e vivente, Drago verde,
Quintessenza, Sostanza prima, Grande Agente magico.
Principio dell'opera universa, è anche il principio
della loro «Grande Opera »; perché uno stesso è il
Magistero della Creazione e il Magistero con cui,
secondo l'Arte, l'uomo costruisce sè stesso.
Questa nostra Materia non è una astrazione della
filosofia profana né idea di mito né favola, ma
invece una realtà vivente e possente, spirito e
vitalità della della Vita. La razza degli uomini non
la conosce. Una provvidenziale legge naturale la cela
alla coscienza loro con lo spettacolo-illusione dei
fenomeni materiali, della realtà solida senza la
quale nessuna requie, nessuna tranquillità per la
loro vita. E vuole, la stessa legge, che questo velo
di ignoranza sia rimosso, l'occhio del Sapere
dischiuso solamente nel punto della crescenza e della
presenza di una forza forte abbastanza per sopportare
la visione. Sappi dunque che la Vita della tua vita -è
in Lei. Spiala. Essa si palesa, ad esempio, in tutti i
momenti di sùbito pericolo. Sia la velocità di
un'auto su di te, distratto nella via. Sia il venir
meno del terreno sotto di te per l'aprirsi di un
crepaccio. Sia un carbone ardente senza fiamma o una
cosa elettrizzata che hai toccato inavvertitamente.
Ecco: in reazione sùbita si afferma una cosa pronta,
violenta, rapidissima. È la tua «volontà », la tua
«coscienza », il tuo «io »? No. Non è la tua
volontà, la tua coscienza, il tuo io -che giungono
solamente dopo, a gesto compiuto. Là, erano assenti,
scavalcati. Qualcosa di piu profondo, di piu veloce,
di piu assoluto di tutto ciò si è fatto palese, si
è imposto, ha agito. Pòrtati alla fame, pòrtati al
terrore, pòrtati alla brama sessuale, al panico ed
allo spasimo -e indomita, violenta, tenebrosa, di
nuovo la vedrai. E se tali suoi denudamenti te ne
danno la sensazione tu potrai conoscerla gradatamente
anche come il fondo invisibile dell'intera tua vita di
veglia. Le radici sotterranee delle inclinazioni,
delle fedi, degli atavismi, delle convinzioni
invincibili ed irrazionali; le abitudini, il
carattere, tutto che vive in te come animalità, come
razza biologica, tutta la volontà del corpo, cieca
ebbra volontà di vivere, covante generazione
conservazione prosecuzione; tutto questo si
ricongiunge e si con- fonde con lo stesso principio.
Di fronte ad esso, di solito non ti è data che la
libertà di un cane legato ad una catena. Tu non
l'avverti -e ti credi libero -finché non passi un
certo limite. Ma se vai oltre, essa si tende e ti
arresta. Oppure ti giuoca: ti muovi in circolo e non
te ne accorgi. Non ti illudere: anche le «cose
supreme» obbedisco- no a questo dio. Diffida: tanto
piu intimamente ed aderentemente per quanto piu
sembrano indipendenti e liberate, secondo la magia
dell'ebrezza, esse gli obbediscono. Che importa a Lei
l'una o l'altra forma, l'una o l'altra « ragione »
con. cui credi di giustificarti, pur che si affermi il
suo conato profondo! Travestita, essa ribadisce il suo
vincolo. Spia anche questa forza, e conoscila, nella
selvaggia possanza dell'immaginazione e della
suggestione. È di nuovo una rapidità che fissa e
incatena -e nulla tu puoi, quando essa sia; piu «vuoi»
contro di essa, piu la alimenterai a tuo danno. È lo
spavento che si moltiplica, piu tu lo scacci. È il
sonno che fugge finché ti «sforzi» di dormire. Una
stretta tavola sull'abisso: è la suggestione del
cadere; e tu certo, sicuramente, cadrai se ti imponi
di passare, «volendo» contro di essa. È la fiamma
della passione, che piu acre si innalza per quanto piu
la tua «coscienza» si sforza di soffocarla, e non
scompare che per passare dentro, ad avvelenarti tutto!
Qui, di nuovo, è Lei, erompe Lei. Sii consapevole che
questo Ente che si amalgama con quello delle potenze
emotive ed irrazionali, scende poi giu, ad
identificarsi con la stessa forza che regge le
funzioni profonde della vita fisica. «Volontà », «pensiero
», «io », che possono, su coteste funzioni? Ad esse
sono esterni. Simili a parassiti ne vivono, traendone
le linfe essenziali pur senza poter scendere dentro
fino al tronco profondo. Con arma tagliente, senza
paura, scava. Di', dunque: «Di questo mio corpo, che
posso giustificare con la mia volontà? Voglio io il
mio respiro? Il fuoco delle mescolanze in cui arde il
cibo? Voglio io la mia forma, la mia carne, questo
uomo determinato cosi, vivente cosi, felice od
infelice, nobile o volgare? Ma se domando ciò, non
debbo anche andare piu oltre ancora? La «mia» volontà,
la «mia» coscienza, il «mio» io, li voglio -o li
sono soltanto? Perché tutto che posso dire di volere,
dovrei anche poterlo non volere, e quindi anche
essere, senza di esso. E l'io, già, il «mio» io: lo
posseggo, o è lui che possiede me? Tu che ti sei
appressato alla «Scienza dei Maghi », sii forte
abbastanza per questa conoscenza: Tu non sei vita in
te. Tu non esisti. «Mio », non puoi dirlo di nulla.
La Vita, non la possiedi -è essa che ti possiede. La
soffri. Ed è un miraggio, che questo fantasma di «io»
possa sussistere immortale al disfarsi del corpo,
quasi che tutto non ti dicesse che la correlazione con
questo corpo gli è essenziale, che un malessere, un
trauma, un accidente qualsiasi hanno un'influenza
precisa sulle facoltà sue, per «spirituali» e «superiori»
che esse siano! Ed ora distogliti da te, discendi
oltre la soglia, in ritmi di analogia-sensazione,
sempre piu giu nelle oscure profondità della forza
che regge il corpo tuo. Qui essa perde nome ed
individuazione. Allora sarà la sensazione di tale
forza che si allarga a riprendere « me» e «non-me
», a pervadere tutta la natura, a so- stanziare il
tempo, a trasportare miriadi di esseri come se fossero
ebbri o ipnotizzati, riaffermandosi in mille forme,
irresistibile, selvaggia, priva di limiti, arsa da una
eterna insufficienza e privazione. « Ciò è » -cosi
pensa. Se questo sapere a te ti riconduce, e,
ghiacciato da gelo mortale, senti l'abisso aperto: «
In ciò io sono» -tu qui hai conseguito la CONOSCENZA
DELLE «ACQUE»
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