indietro
Kremmerz

 

L’UOMO

CIRO FORMISANO nacque in Portici (Napoli) 1’8 aprile 1861 da onorata famiglia della piccola borghesia.

Mandato alle scuole medie classiche, la sua personalità, come spesso accade a chi molto dotato di potestà e tendenze fuori delle normali, rimase sonnolenta durante la prima adolescenza, al punto di farlo ritenere mediocre studente per non dire ritardatario, ma proruppe rapida manifestando l’irresistibile amore per l’Umanesimo e per le ricerche, poi dette metapsichiche o parapsicologiche, che allora formavano un tutt’uno con lo spiritismo, e travasandosi anche in campo letterario, tanto che, come lui stesso dichiara, il suo primo saggio lo scrisse su una rivista letteraria del 1880 a soli 19 anni. Gli fu stimolo e guida l’amico di famiglia Pasquale de Servis, occultista nel senso classico e dotato d’eccezionali poteri di guaritore. Mortogli il padre, il suo spirito avventuroso lo spinse ad un primo espatrio in Argentina, allora centro di spiritismo e paese libero ed aperto ad ogni nuova idea. Ivi completò i suoi studi, laureandosi in medicina. Ritornato in patria, ebbe ad essere, insieme con l’amico De Servis, testimone dell’epidemia cole- rosa del 1884, ed è probabile che tale triste spettacolo lo rafforzasse nelle sue generose idee ed iniziative di utilizzare i poteri della psiche per la guarigione o almeno il sollievo di molte malattie, specie di quelle, anche se apparentemente lievi, non curate o mal curate dalla medicina ufficiale.

Sposatosi con la compaesana Anna Beato, da cui ebbe tre figli, un maschio e due femmine, dopo la morte del De Servis, fu spinto a ritornare in Argentina dove aveva amicizie e relazioni.

Tale secondo soggiorno in Argentina si può fissare fra il 1888 ed il 1895 e fu per lui assai fruttifero per avere egli ben messo a profitto le sue doti di medico-guaritore, e, forse con aiuti di suoi beneficati -fra cui era il più ricco piantatore di canna da zucchero, e oltrecchè possessore di miniere, della Bolivia -fece delle riuscite speculazioni, che gli consentirono di rientrare in patria con una grossa fortuna, da lui generosamente utilizzata per le sue disinteressate imprese e per beneficenza.

Va espressamente chiarito che il NOSTRO non esercitò mai la medicina con scopo pecuniario: se alcun che ebbe, lo ebbe solo a titolo di donazione assolutamente spontanea e sempre dopo avere egli rifiutato ogni retribuzione, e se accettò donazioni fu solo per potere a sua volta donare. In Argentina viaggiò anche nelle regioni interne e allora semiselvagge; si trovò compromesso in eventi rivoluzionari sfuggendo romanzescamente alla fucilazione riparando in Bolivia. Rientrato in Europa, definitivamente, la sua esistenza ebbe due distinti periodi: l’uno in patria fra il 1895 ed il 1912; l’altro in Francia nel Principato di Monaco tra il 1912 e la sua morte avvenuta il 7 Maggio 1930. In Italia visse, preferibilmente, fra Napoli e Bari, città questa nella quale avevano trovato marito le due figliuole; qui svolse i suoi esperimenti terapeutici con la “catena animica” da lui detta di Myriam, in omaggio alla tradizione cabalistica. Deluso, però, nel suo apostoIato ed ammalatosi gravemente il suo unico maschio, si ritirò in volontario esilio a Beausoleil (la Monaco francese), cessando così, nel 1912, la pubblicazione delle sue riviste. A Beausoleil visse vita ritirata, a guisa di vecchio signore, dedicandosi all’assistenza al figlio malato ed alla consorte. Proseguì l’opera di bene, esercitando in privato le sue doti di medico e di guaritore, senza alcun compenso, anzi rimettendoci di tasca, e, soprattutto, mantenendo continua fitta corrispondenza con discepoli e simpatizzanti, e ricevendo frequenti visite dall’Italia, malgrado che i tempi non si mostrassero propizi (specie negli ultimi anni per l’azione politica dei fuoriusciti) a tali contatti.

Il suo equilibrio però lo tenne in posizione equidistante fra le opposte fazioni, particolarmente attive in quella zona di frontiera. Riassunse, specie dopo la guerra 1914/ 1918, il suo pensiero nei Dialoghi, scritti più a guisa di testamento spirituale che quale pubblicazione, tanto che furono i suoi discepoli a ristampare postumi gli ultimi manoscritti rintracciati fra le sue carte. Era tarchiato e non alto di statura; e, pur essendo sanissimo, soleva dolersi, con gli intimi, di non avere sortito da natura un fisico più robusto. Da fermo credente nella “reincarnazione”, si augurava nel suo ..ritorno “, di venire a possedere un corpo di grande valetudine e forza. Nel 1928 riuscì coraggiosamente a salvare una donna che stava per essere travolta da un’automobile, ma questo generoso atto gli procurò frattura alla spalla destra, il che lo rese alquanto impacciato nello scrivere, al punto di dover assumere una dattilografa, lui piuttosto all’antica, per potere dettare e disbrigare la numerosa, quotidiana corrispondenza.Chi lo conobbe personalmente, lo vide napoletano, napoletanissimo, tanto da non avere mai perduto il caratteristico accento. Senza tema del pericolo e senza pregiudizi sempre conservò il massimo equilibrio; tendenzialmente ottimista nell’Ascenso spirituale dell’Uomo sotto la forma ironica, garbata presa in giro delle illusioni volgari, celava una profonda dottrina, un’acuta conoscenza della psiche e dell’anima umana. La sua sorridente superiorità non era posa, bensì sostanza: mai orgoglioso, sempre affabile con tutti anche con i più semplici di qualunque estrazione fossero. Discorreva di filosofia con sereno distacco, specie con chi lo conobbe negli ultimi anni. Parlava della morte come ne avrebbe parlato Francesco di Assisi: “Sora morte” un biglietto di andata e ritorno, e con questo rincuorava i meno provveduti di fermezza filosofale e timorosi del grande mistero. Rinunciò a tornare definitivamente in America, dove pur aveva interessi residui, per non abbandonare, nemmeno in adeguata assistenza e sistemazione, i suoi familiari, specie il figliuolo, che egli sperò sino all’ultimo di veder ristabilito. I suoi funerei furono un plebiscito di estimatori, di ammiratori, di beneficati, anche umili. Si spense per subitanea embolia addormentandosi serenamente nel sonno, da lui fermamente creduto non affatto “eterno”.

LO SCRITTORE

In Ciro Formisano, lo scrittore non può disgiungersi dall'uomo e dal maestro di cose spirituali: i vari aspetti della sua complessa personalità furono facce di un medesimo prisma mai in contrasto fra loro. Lo scrittore Giuliano Kremmerz non fu dissimile dall'uomo Ciro Formisano, anche se a Napoli essendo noto il suo pseudonimo, per scansare importuni, si preannunciasse quale Ciro Formisano segretario del dottor Kremmerz temporaneamente occupato od assente!

Quando si parla di Kremmerz scrittore non lo si deve pensare come un espositore organico di dottrine, un riordinatore in veste moderna delle filosofie tradizionali, specie di quelle alchimicoermetiche. Un tale intento egli non ebbe mai, anche se con qualche amico studioso ebbe a congratularsi incoraggiando lo a sistemazione organica di quegli studi.

Ciro Formisano sotto lo pseudonimo di Giuliano Kremmerz scrisse prevalentemente per riviste ed, in riviste altrui nel primo periodo della sua attività fra il 1880 ed il 1897; proprie nei due principali cicli del MONDO SECRETO fra il 1897 ed il 1899 e del COMMENTARIUM fra il 1911 ed il 1912. Dal primo ciclo venne tratto il volume AVVIAMENTO ALLA SCIENZA DEI MAGI, ridotto però in confronto al contesto primitivo, così come nella ristampa di estratti dal Commentarium nel compendio OPERA OMNIA si è ridotta la riproduzione ad articoli organici e non a tutte le note e ai commenti, forse più interessanti ai fini della conoscenza del pensiero del NOSTRO.

 

 

    Continua..............!!!!!