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Glanstourbory a cura di Pino Cangemi
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GLASTONBURY Glastonbury è al centro di una fitta ragnatela di miti. La documentazione scritta sui misteri di quel verde sito della Cornovaglia risale almeno al XII secolo; i racconti desunti dalla tradizione orale si perdono invece nella notte dei tempi. Per i Celti che abitavano la i zona, a Ynis witrin, "L'isola di vetro", come essi chiamavano Glastonbury, si spalancava la porta ("Tor") degli inferi. Nel VI secolo San Collen aveva provato a entrarvi, e vi aveva trovato il palazzo sotterraneo di Gwyn ap Nudd, re delle Fate. Resosi conto che presto il fascino di quel luogo l'avrebbe sopraffatto, e, di conseguenza, non sarebbe più riuscito a uscirne, spruzzò attorno a sé dell' acqua santa, e il palazzo scomparve. Secondo una fitta serie di tradizioni sviluppatesi tra il VII e il I XII secolo, GIUSEPPE DI ARIMATEA era giunto a Glastonbury nel 63 d.C. portando con sé il GRAAL, e vi aveva fondato una chiesa cristiana. Non esistono dati storici su quanto è accaduto nei successivi seicento anni: della comunità fondata da Giuseppe ammesso che sia mai esistita si è perduta ogni traccia, forse a causa della violentissima persecuzione scatenata da Diocleziano I contro i Cristiani inglesi. Un nuovo gruppo di missionari giunse a Glastonbury soltanto intorno all' anno 600; già circolavano leggende a proposito della santità di quel luogo, e il re cristiano Ine ordinò che vi fosse immediatamente edificato un monastero. Nel 1184 esso fu distrutto da un incendio, e -come riporta la Cronica, sive Antiquitate'Glastoniensis Ecclesia -nel 1190, durante i lavori di restauro, i Benedettini effettuarono un'incredibile scoperta. A molti metri sotto il suolo si trovavano due tombe, che contenevano i corpi di un uomo e di una donna, e una croce di pietra su cui era incisa la frase "Hic iacet Arturius Rex in lnsula Avalonia". Erano dunque le spoglie di Re ARTù e di Ginevra; dunque Glastonbury era la mitica Avalon, la terra in cui, secondo la leggenda, il sovrano era stato trasportato, mortalmente ferito, dopo la battaglia di Camlann. Nel XII secolo, sui resti del monastero, venne edificata la "Cappella della Vergine"; nel XIII secolo fu finalmente costruita una grande Abbazia gotica, ma solo tre secoli dopo, nel 1539, l'intero complesso crollò a causa di un terremoto; ne rimangono in piedi soltanto pochi resti, insieme al campanile della chiesa medioevale di San Michele edificata sulla vicina "Tor", la collina che prende nome dalla "porta" degli inferi. Durante alcuni scavi nel sito di Glastonbury, l'inglese Frederick Bligh Bond, bibliotecario e ar-cheologo dilettante, si avvalse, oltre che dei metodi canonici, della psicosometria (la facoltà ESP che permette di conoscere la storia di un oggetto con il semplice atto di toccarlo) e della collaborazione di un certo John Alleyne, un uomo a sua volta dotato di facoltà extrasensoriali. Costui si diceva ispirato da certe entità chiamate "I cavalieri di Avalon", e, in stato di trance, tracciava mappe dettagliate della zona e scriveva lunghi commentari sugli avvenimenti del remoto passato del sito. Sta di fatto che - in un modo o nell'altro -nel 1909 Bligh Bond riusci a scoprire alcuni resti del monastero benedettino, che nessuno aveva mai rintracciato. Bligh Bond non rivelò subito i metodi con cui aveva operato il sensazionale ritrovamento; quando si decise a farlo, nove anni dopo, scatenò contro di sé le ire degli accademici. Benché le sue ricerche fossero andate a buon fine, fu accusato di frode e radiato dall'università in cui insegnava. Morì in povertà nel 1945, dopo aver scritto i Glastonbury scripts ("I testi di Glastonbury"), una vasta serie di opere e poemi (in verità non troppo scientifici ma senza dub-bio pieni di fascino) dettatigli dalla "Compagnia di Avalon" e pubblicati "in proprio" per mancanza di un editore: in essi asseriva di aver percepito anche le tracce della chiesa di GIUSEPPE D'ARIMATEA, un tempio a pianta circolare ricco di simbolismi esoterici. Fino all'ultimo cercò di dimostrare che non aveva mentito e che, soprattutto, non aveva alcun interesse a farlo, ma non venne creduto. Successive ricerche archeologiche hanno confermato almeno in parte alcune leggende. Gli scavi condotti da Ralegh Radford nel 1958, per esempio, hanno dimostrato che nel punto in cui i benedettini avevano "trovato" la tomba di Re ARTU esistevano davvero due sepolcri, e che sul "Tor" sorgeva un vasto insediamento di capanne di tronchi, risalente (forse) al I secolo d.C. Il pozzo del calice. Tra la collina del "Tor" e i resti dell' abbazia si trova un pozzo denominato attualmente Chalice Well, ovve- ro "Pozzo del Calice". Secondo l'esoterista e filosofo inglese Tudor Pole, che acquistò il terreno del pozzo con l'intento di renderlo accessibile a tutti i visitatori, GIUSEPPE D'ARlMATEA vi aveva nascosto il GRAAL al suo arrivo in Inghilterra. La leggenda del "GRAAL dentro il pozzo" è in realtà molto recente: fu inventata dal poeta Alfred Tennyson per il suo Idylls oJ the King ("Idilli del Re", XIX secolo); tuttavia il Chalice Well è legato dalla tradizione ad altre due coppe. Una, di olivo, fu rinvenuta nel pozzo qualche secolo fa; era un oggetto rituale dei Celti, e, probabilmente, è ancora conservata in una collezione privata; un'altra (o forse la stessa) fu ricercata a lungo dall'occultista John Dee, autore del LIBRO DI ENOCH. Nel 1582 questi aveva visitato più volte Glastonbury, convinto che nel Chalice Well si celasse un vaso con l'elisir di lunga vita. Lo zodiaco di Glastonbury. Nel 1929 la I pittrice Katherine Maltwood ricevette l'incarico di realizzare una mappa di itinerari arturiani per un'edizione della High Story of the Holy Grail. L'autrice intraprese una lunga ricerca personale attorno a Glastonbury, e, sei anni dopo, annunciò alla stampa una sensazionale scoperta. I fiumi, i canali, i confini tra gli appezzamenti di terreno attorno all'abbazia disegnavano i contorni dei "Giganti del Somerset", dodici grandi immagini che rappresentavano i simboli zodiacali; al loro centro si trovava il simbolo solare di Re ARTÙ l'intero complesso -un cerchio dal diametro di qualche miglio -era stato realizzato nel periodo II neolitico, e costituiva la Tavola Rotonda "originale". L'uscita del volume Giastonbury TempIe oJ Stars suscitò un vero scalpore, e ancor oggi il terreno intorno al " "Tor" continua a essere cartografato da schiere di ricercatori alla ricerca di nuovi particolari.
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